domenica 21 giugno QUARONA

Programma

ore 10,00  Ritrovo piazzale teatro Sterna e inizio escursione guidata con percorso ad anello:

                 Quarona - laghetto Sant Agostino - Cavaglia - Monte Tucri - Chiesa Beata Panacea al Monte - Chiesa San Giovanni al

                 Monte - Quarona

 

                Difficoltà                  E (Escursionistica)

                Tempo percorrenza  h. 2,30 / 3,00

                Dislivello                   mt.

                *** Possibilità di raggiungere in 15 minuti di cammino su comoda mulattiera la chiesa di San Giovanni al Monte dove si terrà:

          

ore 11,00  Santa Messa (chi ederirà all'escursione ad anello, non arriverà in tempo per la Messa)

 

ore 13,00  Pranzo al sacco o ristoro

 

ore 16,00  Concerto musica classica 

          

ore 17,30  Rientro 

ore 17,45  Arrivo a Quarona

 

Siti d'interesse lungo il percorso

Il laghetto di Sant' Agostino

Ha una lunghezza di circa 300 metri, una larghezza di circa 50 metri ed una profondità tra i 3 ed i 5 metri e non sono visibili né immissario né emissario.

 

E' di interesse scientifico-naturalistico inquanto nel periodo del terzo plenilunio si può osservare il fenomeno spettacolare del raduno annuale di alcuni anfibi dell'ordine degli Anuri per la riproduzione della Rana temporaria, Rana dalmatina e Rana esculenta, ma soprattutto Rospo comune (Bufo bufo). Migliaia di rospi si radunano per un accoppiamento ascellare durante il quale le femmine depongono sul fondo del​lago dei cordoni gelatinosi lunghi 3-4 metri contenenti fino a 5000 uova che, a fecondazione avvenuta, daranno origine a larve (girini).

Da alcuni anni, a partire dal mese di giugno, il laghetto si riempie di ninfee (Nymphea alba L.).

 

La “bunda tuppa” 

In dialetto Valsesiano significa la valletta buia. Bunda, valletta stretta; tuppa, buia.

 

Il “saas di strij”

In dialetto Valsesiano, saas significa sasso e strij streghe: il sasso delle streghe. Il sasso si trova nella valletta completamente isolata che incute un senso di timore in chi la percorre. Questa sensazione non poteva non far nascere la leggenda di streghe e spiriti folletti che, nei giorni di luna piena, si riunirebbero in questi luoghi per celebrare, sul sasso menzionato, i loro riti satanici.

 

“L’ava corna”

È una sorgente che sgorga ai piedi del sasso delle streghe. Ava in dialetto Valsesiano significa acqua. Siccome la sorgente proviene dalle viscere della terra è in qualche modo collegata all'inferno, alle corna. Il nome può essere interpretato come acqua infernale, diabolica.

L'ipotesi è che l'Ava Corna sia una risorgiva del Laghetto di S. Agostino.

 

Il “saas d’la baceia”

Questo enorme masso dalla sommità piatta con incisi nella roccia delle coppelle è stato, secondo la leggenda, l’Ara dei Druidi e che le coppelle fossero utilizzate per i riti profani.

Baceia, in dialetto valsesiano, è un recipiente in legno piatto che serviva per scegliere le granaglie e per questo al sasso gli fu assegnato il nome saas d’la baceia. 

 

​La cappella di Sant' Agostino

Secondo la leggenda, Sant Agostino si adoperò a convertire gli Ariani della Valsesia.

 

Il castello d’Arian

Storicamente si sa poco o nulla su questo castello. Alcuni studiosi, per via del suo nome,  ipotizzano trattarsi di un insediamento di Ariani avvenuto nel IV sec. Ipotesi giustificata dal nome dato al laghetto e alla cappella, poiché proprio Sant' Agostino si adoperò a convertire gli Ariani in Valsesia.

Tuttavia si ritiene più attendibile l’ipotesi di un gruppo di eretici medievali, gazzari o dolciniani, che nel 1300,  furono ricoverati dai Conti di Biandrate nei loro castelli per avere il loro appoggio nel cercare di mantenere il dominio che stavano per perdere in Valsesia.

Del castello sono visibili pochi ruderi di alcuni muri perimetrali, la cisterna di raccolta dell'acqua piovana e il pozzo. Una leggenda vuole che al fondo di questo pozzo si trovi una botte d'oro. Si presume invece che il pozzo fosse collegato con il lago attraverso un cunicolo sotterraneo, e per mezzo di argani veniva recuperata l'acqua. A confermare questa tesi, una antica presa d'acqua situata nella sponda del lago.

Il salto della matrigna

Lungo il sentiero che dal pian della Coldra s'inerpica verso la cima del monte Tucri si lambisce il limite superiore di rocce da dove, secondo la leggenda, la matrigna della beata Panacea, colta da sensi di colpa, si gettò nel vuoto.

Santuario Beata Panacea al Monte

Secondo la tradizione, il santuario sito a breve distanza dalla chiesa di San Giovanni al Monte, risale al 1409, ma il primo documento scritto risale al 14 ottobre 1540. Fu edificato sul luogo del martirio della quindicenne Panacea (Beta Panaxia, volgarizzato in Panasia e poi Panacea), pastorella di Quarona, uccisa a colpi di rocca e fusi dalla matrigna per aver disatteso alla cura del gregge essendo assorta in preghiera (maggio 1383, primo venerdì del mese).

Nel 1663 il santuario fu ampliato secondo le forme del barocco valsesiano, provocando la distruzione degli affreschi quattrocenteschi con scene della vita della Beata (1594).

Nel Settecento, lungo il percorso dalla chiesa San Giovanni al Monte al Santuario, fu edificata una serie di cappelle con affreschi illustranti la vita e la morte della beata Panacea. Gli affreschi, deterioratisi, vennero rifatti dal pittore Ermanno Zamboni (1975). Le raffigurazioni sono di una rustica semplicità, attente all'iconografia tradizionale della beata.

Chiesa San Giovanni al Monte

La chiesa di San Giovanni trae origine da una costruzione romana, risalente al V secolo, forse una postazione di soldati, sorta su un cimitero e poi adibita a stanza di preghiera. A questo locale fu poi aggiunto, presumibilmente tra il V e il IX secolo, un battistero con portico. In seguito l’edificio primitivo venne allungato formando la prima navata della chiesa. Successivamente i due corpi furono legati in un’unica costruzione aprendo grandi arcate nei muri divisori. (Altri interventi interessarono la chiesa, dandole l’aspetto attuale, tra il XI e il XII secolo. Nel ‘400 fu aggiunto il campanile, che crollò e fu ricostruito nel 1700. Tra il XV e il XVI secolo furono eseguiti lavori di ristrutturazione e venne realizzata una ampia decorazione ad affresco delle pareti.
La chiesa di San Giovanni era particolarmente importante per la popolazione del luogo perché sulla sommità del monte, venne deposto, in un tempietto oggi completamente rovinato, il corpo di Panacea vissuta a Quarona nel XIV secolo e venerata come la “Beata Panacea”.
Data la lontananza dal centro dell’abitato, venne costruita nuova chiesa parrocchiale al centro del paese, dedicata a Sant’Antonio abate, e nel 1617 S. Giovanni cessò di essere la parrocchiale di Quarona.
Con la demolizione della Cappella della Pietà, che era situata nella località che ne porta tuttora il nome (Ponte della Pietà), avvenuta nel 1884 per la costruzione della ferrovia Novara-Varallo, furono trasferiti nella chiesa di S. Giovanni frammenti di affreschi rappresentanti l’Annunciazione, l’Epifania, due Madonne, la Beata Panacea (datati 1483 e 1489) e posti presso la porta di entrata, mentre nel tempietto-ossario sulla sinistra del sagrato fu collocato il gruppo statuario ligneo del Compianto sul Cristo risalente al 1495 – 1500.
La chiesa è stata restaurata negli anni ’50 del secolo scorso e conserva l’interno quasi completamente coperto da pregevoli affreschi di varie epoche.

L’esterno dell’edificio mostra i due originari corpi di fabbrica, con due ingressi.
L’interno è a due navate: la parte a destra, l’originaria chiesa di Santa Maria, è la più antica; a sinistra il battistero di San Giovanni. Gli affreschi rappresentano cicli organicamente completi, dipinti nell’arco di tre secoli (dal XIII al XVI sec.). e Qui vi sono le più antiche testimonianze della pittura in Valsesia: del XII secolo, che riprendono i moduli stereotipati dell’arte romanica e raffigurano la Madonna col Bambino, in trono, fra san Pietro e san Giovanni; le figure di san Cristoforo e, su una colonna, san Michele Arcangelo; nella parte battesimale l’immagine di san Giacomo di Compostela a cavallo.
Alla prima metà del XIV secolo risalgono le pitture dell’abside destra: nel catino vi è la figura di Gesù che incorona Maria e, nel cilindro, vi sono figure di santi e vescovi, in particolare a sinistra i santi evangelizzatori del novarese, Giulio, Giuliano e Agabio, poi i vescovi san Nicola e san Martino; nel sottarco sono dipinti medaglioni con i profeti; ai fianchi dell’abside sono effigiati Adamo, Caino e Abele. Su un pilastro una sant’Anna Metterza, cioè raffigurata con Maria e il Bambino.
Al XV secolo appartengono: il trittico che taglia il gigantesco san Cristoforo del XIII secolo e rappresenta al centro il martirio della Beata Panacea – con sullo sfondo l’aspetto della chiesa all’epoca – tra san Biagio e san Rocco; santa Caterina d’Alessandria attribuita a Giovanni de Campis; sant’Andrea, una Madonna col Bambino in trono (1480) ; sant’Antonio abate con un gruppo di Antoniani. Sulla parete sud della seconda e terza campata vi sono affreschi tardo-quattrocenteschi con 28 scene della vita di Gesù, eseguiti intorno alla metà del ‘400, da un autore ignoto detto il “Maestro della Passione di Quarona”.
Nella cappella di San Gregorio, prima campata della navata sinistra, parete settentrionale, vi sono affreschi di Francesco Cagnola (XVI secolo): Messa di san Gregorio e un santo vescovo.
Purtroppo di recente i ladri hanno rubato la parte centrale del polittico che si attribuiva a Bernardino Cano, un pittore del 1500 discepolo di Gaudenzio Ferrari. L’arte del Rinascimento è rappresentata da un bellissimo dipinto la cui cornice dorata, unita al disegno che illustra la facciata della chiesa di San Giovanni, è attribuita al Lanino. In fondo alla navata sinistra è stato ricostruito l’antico fonte battesimale ad immersione.

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